AZIONAMENTO CAPS IN AUSTRALIA

Il Cirrus SR22-G£ in una foto scattata dal pilota con il cellulare due minuti dopo il contatto con il terreno.

Il Cirrus SR22-G£ in una foto scattata dal pilota con il cellulare due minuti dopo il contatto con il terreno.

Lo scorso 21 Novembre un Cirrus in volo nel New South Wales (Australia) ha sofferto a 5000 ft una piantata motore con pressione olio a zero e improvvisa riduzione di giri. Il pilota ha deciso di spegnere immediatamente e ha cercato di raggiungere alla massima efficienza l’aeroporto di Gilgandra, distante 7 miglia; resosi conto che non sarebbe mai arivato con la quota a disposizione, e non avendo trovato alternati a portata di efficienza, ha deciso a 2000 ft l’azionamento del CAPS dopo essersi allontanato dall’autostrada e aver puntato uno spiazzo pianeggiante e senza ostacoli (che sembrerebbe idoneo a un atterraggio di emergenza). Il CAPS ha funzionato correttamente, nell’impatto si sono azionati gli airbag sulle cinture e il cedimento programmato del carrello unitamente all’assorbimento di energia dei sedili, ha evitato conseguenze ai due occupanti. Solo una ginocchiata e un occhio nero per il pilota, nessun danno per il passeggero. Il pilota, un anno e mezzo prima, aveva frequentato un corso di addestramento all’uso del CAPS. Danni all’aereo notevoli, ma riparabili. Il report completo su VS di Gennaio

Pubblicato su News on line. 7 Comments »

7 Risposte to “AZIONAMENTO CAPS IN AUSTRALIA”

  1. carmelo balsamo Says:

    Tutto bene quello che finisce bene ma , sempre con le dovute cautele perchè è sempre facile a tavolino, io avrei , visti i prati sottostanti, fatto un att. d’emergenza , con rischi e probabili danni minori. Carmelo B.

  2. Andrea Says:

    Diciamo che è servito a fare un full test in caso di utilizzo del paracadute… in quanto, nell’osservare l’immagine, sembra che ci fossero tutte le condizioni per effettuare un normale atterraggio di emergenza sullo stesso campo (che da come è ben preparato assomiglia a uno qualsiasi dei campi di volo dove noi abitualmente atterriamo). Quindi ringrazio il pilota che ha sacrificato il suo mezzo per il beneficio di tutti gli altri (costruttori compresi) :-):-).
    Forse l’aver frequesntato un corso di addestramento sull’uso del CAPS lo ha condizionato eccessivamente nell’aprire il paracadute, invece di tentare un atterraggio normale.
    Va anche detto che da una semplice foto non è possibile capire tutti le complesse e molteplici condizioni al contorno che hanno infuito su tale decisione, pertanto sicuramente la decisione presa è stata corretta considerato che nessuna conseguenza sugli occupanti del velivolo è stata riscontrata.

  3. Volosportivo Says:

    Carmelo e Andrea: avete entrambi ragione. Con il senno di poi e dietro uno schermo di PC sembra facile dire “io sarei atterrato”, così come dire che dalle foto pare che lo spazio ci sia. Ho il servizio fotografico completo e la schermata di Google Earth e in effetti sembra che un atterraggio sarebbe stato assolutamente possibile. Ma trovarsi ai comandi di un aereo con il motore piantato e magari non sapere se all’ingresso del campo ci fossero fili od ostacoli nascosti è altra storia. Quindi al momento sembra che la scelta del pilota sia stata corretta, l’aereo è tra l’altro riparabile senza grossi problemi.
    Trovo invece molto interessante l’osservazione sul corso di simulazione di emergenza tenuto dai dealer Cirrus: una simile simulazione può creare un automatismo e pesare a favore dell’azionamento anche quando sia possibile evitarlo. Va anche detto che la piantata è avvenuta a 5000 ft e che il pilota ha perso 3000 ft cercando prima di raggiungere l’aeroporto, poi di allontanarsi dalla zona trafficata, e con soli 2000 ft non restano che pochi secondi per decidere (rb)

  4. paolo gramigna Says:

    Per quanto ne so io, al corso per il passaggio al Cirrus mi hanno raccomandato di fidarmi più del paracadute che di un campo qualsiasi.

    “Never land on a field where you haven’t been walking recently”….

    Visti dall’alto, i campi paiono belli lisci; poi salta fuori una buca nascosta dalle stoppie, il ruotino s’impunta, l’aereo cappotta, la benzina esce…

    Paolo Gramigna

  5. Mariko Says:

    Solito dilemma. Ho avuto due piantate con il paracadute a disposizione ma, in entrambe le occasioni, ho deciso di non usarlo. Ho preferito decidere io dove andare a posare l’apparecchio, piuttosto che affidarmi alla buona sorte, perché le buche, le recinzioni, i fossi, gli alberi, i fiumi, le linee di alta tensione, ecc. ecc. ecc. se puoi comandare l’aeroplano puoi evitarli, mentre una volta aperto il paracadute si va dove decide il vento.

  6. Volosportivo Says:

    Cirrus propone l’uso del paracadute anche perchè il peso e le velocità di atterraggio sono tali da rendere molto più impegnative le problematiche di gestione rispetto a un velivolo leggero da 550/600 kg in ordine di volo. Io personalmente in caso di piantata atterro ove possibile nel migliore dei modi possibili, ma con un aereo a carrello fisso sull’acqua o con un qualsiasi aereo su terreno del tutto inatterrabile (ad esempio rocce o alberi) non avrei esitazioni a tirare il paracadute (rb)

    • Mariko Says:

      Concordo. L’importante è, se si decide di lanciare il paracadute, non avere esitazione, altrimenti la quota potrebbe diventare insufficiente per il corretto dispiegamento della calotta. Devo dire però che dopo le emergenze il mio concetto di “terreno atterrabile” si è notevolmente ampliato, ma sono esperienze che è impossibile trasmettere.


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